Copertina TEODORF.jpgAbbiamo intervistato in esclusiva Teodorf,  all’anagrafe Matteo Buzzanca. Il suo concept album dal titolo omonimo e che vede la collaborazione del grande Ken Thomas (produttore di Sigur Ros, Moby, Dave Gahan), è qualcosa di indescrivibile, lascia senza fiato. E’ riuscito a confezionare con maestria un piccolo capolavoro, c’è una cura nei suoni e una forza attrattiva alle quali non potete sottrarvi. L’ha intervistato per voi Valentina Marchetti

 

D. Quand’ è nato il progetto per questo lavoro? Hai unito tutto il meglio che si poteva in questo piccolo capolavoro. Raccontami della nascita dell’album.

Grazie per la parola “capolavoro”. È nato tre anni fa quando ho deciso che era arrivato il momento di pubblicare qualcosa di completamente mio, ispirato ai mondi musicali che fanno parte del mio DNA e completamente libero di esprimermi come autore, arrangiatore e produttore.

D. Il tuo disco si presterebbe molto bene ad essere la colonna sonora di un film. Quale sogneresti a riguardo, quale ti piacerebbe, o quale film realizzato o da realizzare, vedresti più adatto per le sonorità dell’album?

Mi fa piacere che ti dia questa sensazione. Personalmente mi divertirei molto a musicare un film, quando scrivo musica infatti ragiono ad immagini. Nel caso di questo disco penso sarebbe adatto per un film indie americano con una storia un po’ surreale. Forse un film di Wes Anderson o di Michel Gondry?

D. Le tue influenze musicali, quali le più significative?

Sicuramente la musica classica che ho studiato per qualche anno e ho ascoltato da sempre. Poi tutti gli altri generi che ho frequentato da appassionato e musicista, dal jazz al pop al rock. Ritengo di avere una fortuna ovvero quella di amare una amplissima letteratura musicale e questo mi ha permesso di crearmi un grande bagaglio e maturare la mia sensibilità.

D. I mentori a livello internazionale che ti hanno ispirato? Chi è un tuo mito?

I Beatles, Peter Gabriel, Telonius Monk, i Pink Floyd, David Bowie, Charles Mingus, i Led Zeppelin, Ennio Morricone, Frank Zappa, i Cure. Ti bastano? Non ho un mito in particolare ma tanti grandi artisti che ho amato.

D.L’Italia e l’elettronica:come trovi la scena italiana?

Onestamente trovo la scena italiana molto derivativa, c’è sicuramente qualcosa di interessante ma nella stragrande maggioranza dei casi è imitativa di fenomeni musicali provenienti dall’estero. Non sento mai grande originalità.

D.Qual è la canzone a cui sei più legato, quella che racconta la storia più particolare?

Non c’è una canzone a cui sono più legato, hanno tutte in qualche modo una caratteristica a cui sono affezionato. Per questo motivo ti cito “Richard Wright”, canzone omaggio al tastierista dei Pink Floyd scomparso qualche anno fa, che ha dato l’incipit a tutto il progetto.

D. Perché per il titolo, la scelta del nome Teodorf? Com’è nata la collaborazione con Tiziano Russo per il video?

Teodorf è un nome inventato, ho attaccato il prefisso Teo termine di origine greca da cui deriva il mio nome Matteo e la parola tedesca Dorf che vuol dire “paese”, “villaggio”. Quindi Teodorf diventa il villaggio di Matteo, il luogo immaginario dove realizzo i miei sogni musicali.

Tiziano l’ho contattato dopo un’attenta ricerca di un regista in grado di girare un video dal taglio visivo come quello che insieme a lui abbiamo realizzato.